Curve alfabetiche

IMG_0002A

Il titolo della silloge ci suggerisce subito che la raccolta è monotematica ove al centro della ricerca poetica vi è la poesia, il verso, la parola, la singola lettera alfabetica. Per questo motivo diventa pleonastico ricercare all’interno della silloge tematiche e contenuti diversificati. L’analisi non può che vertere sugli aspetti tecnici o costruttivi delle poesie.
L’aspetto determinante è dato dalla intensa ed estrema ricerca di immagini relative al monotema. L’esemplificazione può essere vasta e varia. In tutta la raccolta le immagini si susseguono una dopo l’altra, ora per dar senso al verso, ora alla singola parola. A volte non è immediato il riferimento del senso della poesia al tema, ma poi una attenta lettura la riconduce. Ad esempio in questa poesia: “Ho curato la mia ferita nel ventre del flauto/ non mordo il suono del vento/ colgo l’aria per dissodare le bocche orfane di melodie/ e seppellire le doglie delle notti tristi.”, è possibile riferire tutto il senso della composizione alla funzione della poesia e del poetare dell’autore, mostrando il duplice obiettivo della composizione poetica: curare le proprie ferite e dissodare le bocche orfane di melodie. Da una parte cioè la poesia come fatto taumaturgico personale, come strumento per se stessi, dall’altra per lenire i dolori degli altri, essere d’aiuto alla sofferenza altrui (seppellire le doglie delle notti tristi).
L’aspetto tecnico di tutta la composizione è dato dall’uso dell’anafora ora fatta dalla singola parola (quando si spegne il cielo/ quando piange la terra), ora attraverso un morfema (la luna ravviva i miei sogni/ la parola irrora la mia anima/ la parola non teme nulla), ora attraverso il semplice fonema (è la sua limpidezza / è l’attore che rovescia le nostre/ peripezie/ è il pittore che restituisce/ al buon mattino/ il suo risveglio/ e non tramonta mai;/ è la lingua sapore di sale/ che penetra nei nostri pensieri;/ è una carezza che ci addormenta/ sotto l’ombrello delle nostre ansie.).
Questo elemento è costante e forse non c’è poesia che non si regga su questo aspetto tecnico, che spesso è di molto impatto emotivo.
Scontato il contenuto, quindi, tutta la silloge vive per la ricchezza del suono, per la ricerca delle immagini, per la ricerca delle parole.
E’ un inno agli elementi che permettono la comunicazione fra le persone, che permettono la comprensione della realtà e il suo dominio. Adamo ed Eva davano il nome alle cose, organizzavano il rapporto con la realtà attraverso suoni, consonanti, vocali, parole. Cheikh Tidiane Gaye erige un altare di versi e suoni agli strumenti che permettono di innalzarci dalla condizione animale a quella umana, che permettono di sondare nel non nostro intimo, che permettono di esprimere il sentire più nascosto dell’io rendendoci capaci di fare arte e creare bellezza che è l’aspetto più divino dell’uomo.
Questa silloge è un vero canto al suono che produce la parola, la singola lettera dell’alfabeto.