editoriale 43

Le vie del vento. Cari lettori, la nostra rivista, il nostro vento Ghibli si presenterà, soffierà, in una diversa veste grafica a partire da questo numero di marzo 2014. Abbiamo cercato di adeguare l’accesso alle varie funzioni e alle rubriche all’evolversi delle tecnologie informatiche, senza pertanto venire meno ai nostri principi per quanto riguarda  contenuti e funzionalità.

I venti del Sahara, Ghibli o i tanti venti di questo sterminato deserto, quando soffiano, possono evolvere in sensi inattesi, cambiare rotta repentinamente, perdersi nei mari o nei cieli, quietarsi all’improvviso, mescolarsi tra venti, come se fossero amplessi carnali  e, liberi e ribelli, possono riprendere a soffiare singolarmente o meticciati, rasserenanti o devastanti oltre confini nuovi.  E’ tanto  vero che i venti del Sahara migrano sulla sponda nord del mar mediterraneo. Si depositano sulle isole, coste, città, case spagnoli, albanesi, greche, italiane …
Certo non possiamo dirigere il vento ma possiamo orientare le vele (anonimo).

Agli occhi del sognatore, le nuove tecnologie informatiche potrebbero rimandare alla filosofia di questi venti del Sahara. Si usano i termini rete, etere, onde magnetiche o quant’altro, si può forse dire che le nuove tecnologie informatiche viaggiano sulle stesse vie dei venti, per far migrare e depositare all’istante da un capo all’altro del mondo, le nostre voci, immagini, parole, scritti, emozioni, gesti.

Ebbene grazie a queste nuove tecnologie, in questi anni el-ghibli ha tentato di depositare la lingua italiana fuori dai suoi confini abituali e contiamo con la nuova veste grafica di varcare altri confini, di raggiungere altri lettori vicini o lontani per rendere l’italiano una lingua un po’ più internazionale.

Il soffio del Ghibli attraverso il web  e oltre i confini ci ha portato anche l’approdo molto gradito di nuovi membri del comitato editoriale, un altro cambiamento rilevante da questo numero di marzo 2014.

Sono scrittori, studiosi, docenti universitari che vivono e operano in Italia, in Francia e negli Usa. Ecco i loro nomi, invitandovi a leggerne le  biografie nella sezione Chi siamo: Erminia Dell’Oro, scrittrice; Melita Richter, scrittrice e docente; Christiana de Caldas Brito, scrittrice; e Simona Wright, Sante  Matteo, Ugo Fracassa, Walter Zidaric, studiosi, docenti universitari.

Questi nuovi membri non sostituiscono ma si uniscono ai componenti della “vecchia” squadra, li rafforzano. La squadra precedente era composta per lo più da “immigrati” ma tutti residenti e operanti in Italia. Grazie ai nuovi membri che hanno già iniziato a portare nuova linfa, il nostro comitato  editoriale diventa meno “italo centrico”.

 Si rafforza e cresce la nostra idea di un gruppo di cittadini del mondo che invita attraverso la letteratura e la poesia  a un continuo scambio fra culture.

Riporto un passo di Jean Daniel (Jean Daniel Bensaid, nato nel 1920 a Blida, Algeria, scrittore, giornalista franco algerino, ebreo, fondatore del settimanale francese Le Nouvel Observateur) tratto da un pezzo su La Repubblica del 25 aprile 1993: “Siamo cittadini del mondo. Ma questo ci fa paura. Perché? Siamo cittadini del mondo. E’ un cambiamento importante, considerevole anche per coloro che non ne prendono coscienza… Siamo cittadini del mondo prima di tutto perché abbiamo cessato di considerarci il centro dell’universo. Viaggiando nello spazio, abbiamo contemplato il nostro pianeta,  con tenerezza e disincanto. Siamo i minuscoli cittadini di una Terra minuscola che chiamiamo il nostro mondo. Questo ridimensiona la nostra importanza. Ma ci lega di più al nostro pianeta e dovrebbe farci relativizzare i nostri clan e le nostre difese. Siamo cittadini del mondo anche e soprattutto per ragioni evidenti sul piano della comunicazione…Ognuno è divenuto il vicino o il prossimo dell’uomo più lontano di questa terra. Non soltanto perché può andarlo a trovare, ma essenzialmente perché ognuno, restando a casa   propria, può  essere informato di ciò che succede nelle più lontane contrade. Il sentimento di distanza sta per scomparire. Sta per nascere in sua vece il sentimento di interdipendenza… Viviamo nel secolo della mobilità individuale, delle deportazioni di massa, della “purificazione etnica”, della confusione delle culture e della babelizzazione delle lingue. Se una volta si diceva: “Bisogna che ognuno resti al proprio posto”, oggi ci accorgiamo che non c’è più posto  per tutti e che, di conseguenza, il posto di ognuno è dappertutto. E questo spiega l’anticosmopolitismo, le reazioni xenofobe  e la paura razzista”.

Wow oppure wow kay, per dire sì certamente, non in americano piuttosto nella lingua wolof parlata in Senegal. Dunque,come si può non essere d’accordo con Jean Daniel? Se il mondo migliora sensibilmente è anche grazie a utopisti testardi come loro e probabilmente come noi e come i nostri lettori.

Il comitato editoriale ringrazia di nuovo Alberto Maurizi per la   disponibilità avuta in questi 10 anni; senza di lui nessun numero sarebbe potuto essere messo in rete. Ringrazia altresì  Marcelo Vega per il lavoro che sta svolgendo adesso e che continuerà a svolgere per i prossimi numeri fino a che qualche membro del comitato editoriale non si sia impossessato di tutti gli strumenti per amministrare il nuovo sito.

Si ringraziano per la sezione “Racconti e poesie”:  Helene Paraskeva, Rahma Nur, Adriana Langtry, Duska Kovacevic, Mohamed Malih; per la sezione “stanza degli ospiti”:  Tiziana Altea, Clementina Coppini, Monica Dini, Francesca Lo Bue, Valentina Calista, Sabrina Bellini, Giuseppe Natale; per la sezione “parole dal mondo: Nina Iskrenko, Baret Magarian, Manuel Felipe Álvarez Galeano, Nnedi Okorafor , Patrick  White;  per la sezione “interventi” : Michele Pandolfo, Abdel Malik Smari, Valeria Nicu, Mariangelo Lando, Aurelia Rosa Iurilli, Angela Caputo, Roberta Sala