una storia diversa

christiana

G. Forabosco, in calibri Trenta sfumature di razzismo

\leftskip=1cmQuesta storia parla di un giovane venditore ambulante di libri e, parla, naturalmente, di libri.
All’inizio vi sembrerà di averla già sentita. Il fatto è che le storie diverse inevitabilmente cominciano come tutte le altre, solo dopo un po’ diventano diverse.
Tra i libri che il senegalese Omar Diop provava a vendere, Il leone ferito e Senza ritorno erano stati scritti da lui stesso.
Se iniziassi a raccontarvi il periodo in cui i giornali parlavano di Omar, in cui Fatou, il suo ultimo libro, si trovava tra i più venduti nelle classifiche nazionali, starei cominciando la storia dalla parte diversa.
Inizierò, invece, dal periodo in cui Omar per mestiere girava con i libri, dalla mattina alla sera, per le strade di Roma.
La sua immaginazione inventava mondi, ma non riusciva a trovare un modo efficace per vendere i suoi libri e quelli scritti da altri africani. Eppure la situazione di quelle vendite ambulanti una volta era stata promettente. Come riconquistare gli italiani a un tipo di acquisto più semplice e più economico?

\leftskip=1cmAll’ora di pranzo, quando sparivano del tutto i compratori, Omar apriva uno dei suoi compagni silenziosi – così chiamava i libri – e viveva momenti incantati. Grazie a loro, usciva da uno scolorato quotidiano. Senza valigia e senza passaporto, lasciava Largo Argentina per altre piazze del mondo, abbandonava il traffico rumoroso di Corso Vittorio per immergersi nel silenzio pieno d’acqua di una foresta africana.
La battaglia per vendere libri era l’unica che garantiva vittoria a tutt’e due le parti: vinceva il venditore e vinceva chi comprava. Il problema è che ultimamente nessuno comprava. E questo fatto aveva trasformato la sua battaglia in un conflitto tra due perdenti.
Il giovane senegalese aveva capito che essere uno scrittore era un lavoro complesso e faticoso. La pubblicazione di un libro nascondeva una serie di personaggi potenti che dovevano essere pagati. Ah, che tristezza, pensava Omar, vedere i suoi amati compagni silenziosi, trattati come una merce. Non poté fare a meno di pensare a Fatou, ridotta a merce anche lei. Fatou, agli occhi di Omar, era un libro sfogliato da tutti. Le pagine di quel libro raccontavano una storia che nessuno era interessato a conoscere. Un giorno lui avrebbe scritto la storia di quella ragazza donna.

Nella camera di Omar c’erano più libri che mobili. Il comodino era fatto di volumi, uno sopra l’altro. C’erano libri persino dentro al frigo. Omar spiegava che quello era un eccellente modo di mantenere fresche le idee…
Si alzava presto per strategicamente trovarsi in Largo Argentina, davanti alle fermate degli autobus. Le parole uscivano spontanee: “Ehi, tu, vuoi leggere uno di questi?”
A volte si irritava perché la gente faceva finta di non vederlo. Diceva: “Toccali pure, non mordono…””
Quella mattina una ragazza aveva aperto Storie dell’Africa. Era interessata. Il cuore di Omar batté forte, pronto ad esultare: “Hai scelto bene!” disse, “è una storia commovente, a me è piaciuta molto.” Preparò la busta, controllò il prezzo: “Sette euro e cinquanta” disse. La ragazza sorrideva. Solo allora notò che aveva l’auricolare – come mai non se n’era accorto? – mentre lui le parlava, quella ascoltava un’altrea voce, non la sua. Ecco perché aveva quell’aria felice.
Senza neanche guardarlo, la ragazza lasciò il libro e se ne andò. Omar rimase male: “Non preoccuparti, amico, qualcun altro ti prenderà” sussurrò a Storie d’Africa . Sentì nella mano la vibrazione silenziosa del volume. Cercò di consolarlo: “Non v’è male che duri sempre né bene che non finisca. Vedrai, altri s’interesseranno a te.”
La giornata era lunga. La gente scendeva dagli autobus e lui, tenace, si metteva di mezzo: “Quale vuoi? Questo è bellissimo!”
Lo allontanavano con il braccio, le facce scocciate. Si difendevano come se lui stesse per attaccare: “Non sono bombe, sono libri!” Per sdrammatizzare, sussurrava una canzone dell’adolescenza. Tutto inutile. Nessuno comprava.
Che doveva fare per vendere quei libri che cominciavano pure a pesare?
“Vuole uno, signora?”
“A me non piace leggere!” la signora rispose. Lui si diresse ad altre persone. Poco dopo vide la signora, alla quale non piaceva leggere, uscire dalla grande libreria di Largo Argentina con una borsa carica di libri.
Davanti a lui si erano appena fermate una madre con suo figlio. La madre diceva: “E che facciamo? Adesso ci tocca prendere un altro regalo!”
Omar entrò nella loro conversazione: “Posso aiutarvi? Vendo libri!”
“Dobbiamo andare a una festa di compleanno e Federico si è scordato di portare il regalo” spiegò la mamma,.
“Ce l’ho io il regalo. Quanti anni compie il tuo amico?” domandò Omar a Federico.
“Sette” rispose il bambino.
Omar prese il libro che era stato rifiutato dalla ragazza col telefonino:
“Guarda, Storie dell’Africa è bellissimo!”
“Fammelo vedere ” disse la mamma di Federico.
Ah, pensò Omar, se avessi avuto un elenco stampato di libri per bambini a seconda dell’età, sarebbe stato sufficiente aver dato il foglio a questa signora. Avrei fatto bella figura e lei avrebbe trovato subito un libro.”
La madre di Federico sorrideva. Omar sapeva che i sorrisi non volevano necessariamente dire “compro.” A volte significavano “grazie, sarà per la prossima.” Difatti, madre e figlio si allontanarono senza nulla acquistare.
Quello che a Omar era dispiaciuto più di tutto era stata la moneta di due euro che la signora gli aveva lasciato in mano.

Dopo aver mangiato un pezzo di pizza, Omar tornò alla sua camera. La testa gli pesava. Come sarebbe stato bello se uno potesse avesse potuto togliersi la testa nella stessa forma in cui uno si toglieva le scarpe…
Seduto sul letto, si piegò in modo che la testa toccasse le ginocchia.
Dopo qualche minuto non gli girava solo la testa, gli giravano pure le idee.
Un po’ confuso, Omar si sdraiò sul letto. Poco dopo, si addormentò.
In testa, le idee saltavano liberamente, facendo delle sorprendenti capriole, finché si addormentarono anche loro.

“Buon giorno! Direi che ora basta di dormire. Si annuncia un’intensa giornata di lavoro.”
Omar Ssi fregò gli occhi. Quella voce lo chiamava con le stesse parole con cui lui ogni mattina, prima di uscire, parlava con i suoi compagni silenziosi. Guardò l’orologio; effettivamente era ora di alzarsi. Chiunque fosse, quella voce meritava rispetto. Sbadigliò e disse un “buon giorno” ancora avvolto nel sonno.
“Voialtri, alzatevi pure!” la voce continuò. La curiosità di Omar vinse del tutto il sonno. Da quanto aveva capito, c’erano altre persone in camera, lui però non si ricordava di aver invitato qualcuno la sera prima.
“Chi sei?” domandò, guardandosi in giro.
“Come? Non mi riconosci? Sono Storie dell’Africa, non mi riconosci?”
Omar saltò fuori dal letto: “Cosa?”
Solo allora guardò verso il pavimento e vide quel suo caro compagno silenzioso.
“Non sapevo che tu potessi parlare.”
Anche gli altri compagni silenziosi si erano alzati in un coro di “buon giorno”.
“Che è successo? Non siete più silenziosi?” domandò Omar.
Fu Storie dell’Africa a spiegare: “Osserviamo il silenzio se qualcuno ci legge, oppure se riposiamo, ma non dimenticare che siamo fatti di parole. In occasioni speciali possiamo parlare.”
“Che c’è di speciale nel nostro alzarsi?” domandò Omar.
“Le occasioni speciali sorgono dalle normali condizioni di vita” continuò il suo compagno di lavoro. “Siamo noi che le rendiamo speciali. Ma basta con le chiacchiere. All’azione!”
“Amici, che fate?”
I libri, che tutte le mattine erano portati da Omar, questa volta, tutti insieme, lo alzaronno dal letto e uscirono con lui. Arrivati a Largo Argentina, lo depositarono un po’ lontano dalle fermate degli autobus.
“E adesso?” domandò Omar.
“Prendimi in mano” disse Storie dell’Africa. “Apri una mia pagina che ti piace. Non parlare di vendite! Non cercare di convincere la gente. Mostra l’emozione che ti prende quando mi leggi. Non alzare troppo la voce. Puoi essere ascoltato anche se sussurri un brano. Fai in modo che le persone riflettano sul senso delle parole.”
“E l’occasione speciale?” domandò Omar.
“Si crea da sola!” disse Storie dell’Africa mettendosi accanto agli altri libri:,
“Le persone non ne sono consapevoli, ma hanno bisogno di noi. Possiamo diventare dei compagni anche per loro. Regala loro i pensieri che noi ti abbiamo regalato. Forse non sono pronte ad acquistarci. Prima rinforza il loro bisogno di storie. E aspetta. Ogni persona tornerà nel momento giusto.”

Omar provò a lavorare come aveva illustrato il suo amico non tanto silenzioso. Non ottenne dei risultati. La gente, come sempre, non comprava. Si fermava però un momento per ascoltare il senegalese che raccontava storie. I bambini chiedevano alle mamme di fermarsi almeno fino a sapere cosa sarebbe successo all’all’elefante della storia che quell’uomo raccontava in piazza. Gli adulti immaginavano i sentieri percorsi dall’elefante in Africa, un mondo che non conoscevano. C’era della gente che con la scusa di riposarsi un momento, restava ad accompagnare le avventure di un leone ferito. E quando Omar leggeva le ricette di cucina, molte donne e anche degli uomini restavano ad ascoltarlo, perché capivano che quelle ricette avrebbero portato un aroma nuovo alle loro case. E c’erano quelli che non avevano mai ascoltato storie da piccoli.
Ogni tanto veniva pure Fatou in piazza. Restava a guardare Omar, l’unico uomo che si era interessato alla sua storia. Le aveva pure detto che un giorno avrebbe scritto la sua vita. Anche quando minacciava pioggia, il viso di Fatou mentre guardava Omar, sembrava bagnato di luna.
Omar non si preoccupava più di vendere. Semplicemente dava voce ai suoi compagni di lavoro, che stranamente erano tornati al silenzio di prima.
A poco a poco, Omar cominciò a vendere.
Più libri portava, più leggeva, più vendeva.
Il giornalista di un importante quotidiano scrisse un articolo sul senegalese che conosceva il magico potere della letteratura. Le vendite di Omar furono incrementate. La gente veniva da altre zone di Roma per vederlo, ascoltarlo e comprare i suoi libri.
Nel frattempo Omar aveva finito di scrivere la storia di Fatou. Fu un successo. Nelle classifiche era stato il libro più letto per varie settimane. Omar ebbe molte offerte da famose case editrici ma pubblicò Fatou con la stessa casa editrice [con lo stesso marchio] dei suoi libri precedenti.
Nelle interviste televisive gli chiedevano come faceva a vendere tanti libri, lui che, tranquillo, rimaneva seduto a leggere… Omar si fermava, pensava a come le cose erano andate e rispondeva: “Io credo nel lavoro”. “E nella Fortuna?” domandavano gli intervistatori. “Siamo noi che la creiamo” diceva Omar.
Solo a Fatou lui raccontò di quel che era successo la notte in cui le idee avevano fatto delle capriole in testa sua. Fatou rise e affermò che delle storie che lui raccontava, quella era la prima in cui lei non credeva affatto.

Ogni tanto Omar si ricorda del mattino in cui i libri gli parlarono. Se ha qualche dubbio, se deve fare una scelta difficile o prendere importanti decisioni, continua a chiedere il loro aiuto. Meno male che Fatou gli sta accanto, perché tutti, ma proprio tutti i suoi compagni di lavoro, gli rispondono col silenzio.